Istanbul for friends



COSTANTINOPOLI – BISANZIO – ISTANBUL
Stefano di Novogrod, viaggiatore russo del XIV secolo, scriveva “entrare a Costantinopoli è come entrare in una grande foresta: è impossibile percorrerla senza una buona guida”. Non so dirvi se questo sia ancora vero ma una guida è certamente utile e questo breve scritto vuole esserlo. Una guidina caotica fatta di appunti scritti di getto, tutt’altro che esaustiva dunque ma valida ad orientarsi nelle scelte. Cesare Brandi, grande storico dell’arte italiano, scriveva che “a Costantinopoli, se pure c’è tanto da vedere, che non ne basta mai il tempo, niente può più togliere dal cuore l’arrivo”. Per l’emozione dell’arrivo preparate le vostre anime, per il problema del tempo, se vi interessano in particolare mangiar bene e visitare le antiche vestigia di Bisanzio, beh, allora leggete.

LIBRI:
Di guide turistiche ce ne sono tante, a me la migliore è parsa la Rough Guide edita da Feltrinelli.
Straconsiglio di comprare, da accompagno:
S. Ronchey, Tommaso Braccini. Il romanzo di Costantinopoli, Einaudi
E’ una raccolta antologica di racconti ed esperienze sulla Istanbul bizantina con brevi brani di visitatori dai tempi del tardo impero fino ai giorni d’oggi. Un vero must. Si trova facilmente in libreria, in caso negativo sicuramente su Amazon.
Carino anche il romanzetto di Malerba, Il fuoco greco.

VIDEO:
No Reservations. Anthony Bourdain, guida culinaria della BBC  atterra ad Istambul! Molto divertente!

Istanbul bizantina, un po’ più serio, Byzantium, the lost empire di John Romer:




Ma veniamo alla città: per spostarsi consiglio la Istanbul Card, è un abbonamento ricaricabile per i mezzi (1 card per due va benissimo). Ogni volta che prendi un mezzo la passi sul lettorino magnetico evvia. E’ molto più conveniente dei biglietti singoli. Si può comprare nei maggiori uffici di mobilità. Si caricano un 20-30 lire che vengono scalate ad ogni strisciata poi alla riconsegna rendono anche la cauzioncina. Fidatevi, serve, perché prenderete spesso il tram T1 che taglia in due il centro, porta verso i maggiori luoghi di interesse, ed arriva anche dall’altre parte del Corni d’Oro, a Galata. Il tram, tra l’altro, passa spessissimo ed è pulito e veloce. Ci sono anche i taxi ma ve lo dico subito, il traffico di Istanbul è un delirio.

La parte più turistica e monumentale è Sultanahmet, ovvero l’antica città di Costantino. E’ una zona molto sicura, bellissima ma con diverse trappole per turisti. Occhio quindi.
Imperdibile Santa Sofia****, la grande chiesa voluta da Giustiniano, gloria di Costantinopoli, centro inimitabile di potere, devozione e meraviglia. Trasformata in moschea con la caduta di Biscanzio nel XV secolo, fu poi trasformata in museo dall’eroe nazionale Ataturk (leggetevi due cosine su di lui, se si parla bene di Ataturk con qualsiasi turco diventano subito amiconi, per loro è un semi-dio). 


Proprio di fronte vè la Moschea Blu**, fatta erigere per competere con la perfezione architettonica di S. Sofia (secondo me non ha funzionato). Entrarci comunque è d’obbligo, le moschee sono tutte gratis ed un occhiata vale decisamente la pena.

Dietro la moschea blu ecco il famoso Ippodromo****, la vecchia piazza di Bisanzio. Da non perdere tra le altre cose, la colonna serpentina, portata lì dal Tempio di Apollo a Delfi durante l’Impero. Fu fusa a suo tempo dall’alleanza greca a ricordo della vittoria di Platea contro i Persiani nel 479 a.C., trovandovici li di fronte e ti ci si sente subito al Ginnasio J, finezza.
Accanto c’è il Topkapi**, ovvero il palazzo del Sultano, detto anche il Serraglio, al suo interno il famoso Harem. Da visitare certamente anche se devo dire che a me personalmente non ha entusiasmato. Il complesso è strutturato con una serie di cortili ordinati meticolosamente. Passando ognuno di essi si entrava via via verso la parte più privata ed esclusiva del palazzo. Sullo spiazzale davanti all’entrata del Topkapi noterai una vecchia chiesa bizantina, ebbene è S. Irene***, l’unico edificio di età giustinianea che sopravvive quasi integro. Purtroppo è sempre chiusa, ma ogni tanto ci fanno eventi e concerti ed allora apre. Se la vedete aperta fiondatevi! Se c’e`una guardia davanti all’entrata provate a convincerla…
Bellissimo il Museo Archeologico***. Lo so cosa state pensando, “uff, il museo archeologico”, pero è veramente superbo. Per visitarlo velocemente consiglio di cominciare con un bel tè turco (detto Chai) nel baretto fuori sul giardino tra antiche rovine e enormi sarcofagi in porfido (quello più grande è probabilmente la tomba di Costantino stesso!). Tra le ali del museo imperdibile è la collezione dei marmi greci e la piccola sezione su Istanbul bizantina.
Altro a Sultanahmet:
dall’Ippodromo con una passeggiatina di 10 minuti si arriva a Kucuk AyaSofya****, ovvero la piccola S. Sofia. E’ una moschea incredibilmente bella ed adattata in un edificio preesistente che era la famosa chiesa dei SS Sergio e Bacco, l’architettura è quanto di più puro si possa  trovare dell’antica Bisanzio. Un vero gioiellino.
Guardando la facciata di S. Sofia, 50 metri a sinistra ecco l’entrata alle famose Cisterne romane (in turco Yerebatan Sarnici**). Molto suggestivo anche se con le luci colorate che ci hanno messo è un poco kitsch.
Di fronte all’entrata del Topkapi invece c’è un piccolissimo museo: il Mosaic Museum**. In pratica è un capannone che protegge dalle intemperie il grande mosaico del palazzo di Giustiniano. Si visita in una mezz’oretta e devo dire che la qualità è altissima. Chi l’ha detto che l’arte tardo antica perde di qualità? Bah…
Partendo dalla piazza di S. Sofia inizia poi il “corso”, ovvero Divan Yolu, una vasca dovete farvela. Porta all’entrata del Gran Bazar. Proprio all’inizio di Divan c’e`il perfetto posto per un pranzo! Tarihi Sultanhamet Koftesi, un Baffetto delle koftè (chi è di Roma sa cosa intendo), cioè le famose polpette speziate.
Ah si due parole sul Gran Bazar**, è molto bello, è enorme, 90 % delle botteghe è roba per turisti. Ad ogni modo non puoi andare ad Istanbul e non farci due passi. Una delle entrate è a piazza Cemberlitas, famosa per la colonna di Costantino. Sulla piazza c’è anche il Bagno turco più famoso di Istanbul (Cemberlitas hamami appunto), fondato nel XVI secolo. L’unico svantaggio è che uomini e donne sono separati…Se ci andate prendetevi pure il massaggio e preparatevi a soffrire ;)
Un centinaio di metri più avanti appare la grande moschea di Beyazit, la più antica della città. Fu voluta dal sultano Beyazit II, figlio e successore di Maometto II, conquistatore della città.

Se Sultanhamet è la vecchia Costantinopoli, dall’altra parte del Corno d’Oro (ovvero la lingua d’acqua che divide in due la parte Europea) c’è Galata (parte del grande quartiere che loro lo chiamano Beyoglu). Galata è l’antica città genovese e tuttora quella più europeizzata. I luoghi principali sono la famosa Torre di Galata** da una parte e la grande piazza Taksim* dall`altra. Il quartiere è pieno di ristoranti, baretti e negozi alla moda ed è tagliato in due dalla enorme boulevard Istiklal Caddesi** con diverse palazzine Belle Epoque. Da visitare in zona c’e`pochino ma è il centro pulsante della città, soprattutto la sera.  Sulla boulevard si trovano diversi negozi che vendono il famoso Lokum ovvero dei dolcetti di gellee colorati agli arachidi o mandorle che la mia fidanzata ancora si sogna tutte le notti.
Nelle parallele di Istiklal ci sono alcuni dei migliori posti per andare a mangiare:
Il miglior Durum della città: Durumzade, Kalyoncu Kulluk Cad. 26/A (è una parallela di Istiklal, andando verso Taxsim a sinistra). Prendetevi il misto pollo e manzo grande, magari con un ayran d’accompagno (lo yogurt da bere turco). Sublime! Il prezzo poi è ridicolo… E’ un posto molto spartano e non adatto per una cena romantica, qui solo durum e via.
Se invece volete mangiare un durum un poco rivisitato in un locale piacevole che è un ristorante (dunque con prezzi da ristorante) andare a Antiochia, Asmali Mescitt mah. Cucina turca ben presentata da uno staff giovane, gentilissimo e con discreto inglese.
Il miglior Lahmacun della città: Ismael Kebapcisi, Sirasel Viler cad./holazade sok. 7 (per capirci:  cad. significa via e sok. vicolo, quindi è all’angolo, di fronte all’ospedale tedesco. Sirasel viler cad. è l’ultima strada a destra su Istiklal prima di arrivare a piazza Taksim). Spartanissimo anche questo. Il lahmacun è una pizza turca arrotolata con verdurine e limone, da piangere quanto è buona. Loro sono gentilissimi ed il prezzo è nullo.
Un ristorantino carino dove andare: Klemuri, Tel sokak 2 (sempre una parallela a destra andando su Istiklal verso Taksim, poco dopo l’ambasciata svedese). Hanno la cucina turca rivisitata, sono gentili, nessuno urla  e soprattutto c’è menu in inglese!!! L’atmosfera in questo caso è rilassata ed è il posto perfetto per una cenetta romantica`.
Un altro buon indirizzo per un pasto buono ed a buon mercato è Lokantia Helvetia, General Yazgan sokak 12. E’ un locale semplice con una scelta piuttosto limitata, ma quel che fanno è buonissimo.
Sempre nei pressi di Istiklal ci sono 2 discoteche niente male: il Ghetto (a quanto ho capito è gestito da uno yankee ed ha la volta che è una copia della Cappella Sistina) ed il Babylon (dove fanno concerti e serate, un posto un poco dark ma vivissimo…).
Diversi locali poi hanno la terrazza all’ultimo piano dell’edificio ed è carino farsi un drink con vista.
A proposito di drink: scordatevi l’alchool o quasi. L’attuale presidentissimo Erdogan, leader del partito mussulmano moderato, ha messo una mega-tassa sugli alcolici quindi una birra costa più che in Italia (quando la trovi)! Certo una cosa la và provata: il Raki! Ovvero la sambuca turca.
Riscendendo verso il mare vale pena fare un giretto per il quartiere Cihangir**, il preferito da intellettuali turchi e stranieri. Tra i vicoletti in discesa si trovano negozi d’usato, bar alla moda e fornai che vendono il simit caldo (una ciambellina salata).
Proprio a Cihangir, continuando su Sirasel viler cad. ecco una famosissima caffetteria per le colazioni turco/curde: il Van Kahvalti Evi, Defterdar Yocusu 52 (occhio perchè ce ne sono due uno accanto all’altra, uno dei 2 è finta e pessima. Van Kahvalti, quello vero è sempre pieno ed ha un atmosfera relaxed, lo riconoscerete). Ci sono spesso molti europei e turchi che parlicchiano altre lingue (cosa rarissima), la colazione è molto buona e ricca, chiedi in particolare del kaymak con miele, un formaggio fresco che loro chiamano il cibo degli dei, sono d’accordissimo.
Una volta tornato sul lungo mare ci sono due quartierini attaccati: Tophane e Karakoy.
Tophane* è famosa e riconoscibile per la Istanbul Modern**, il museo d’arte contemporanea modernissimo, e per la Ali Pasha Camii*, ovvero questa moschea fatta erigere da Ali Pasha, uno schiavo cristiano convertito che fece carriera nel XVI secolo. Tra i due monumenti ci sono 2-3 locali famosi per il nargillè, è un po’ turistico ma piacevole e per chi chi è interessato fanno vedere di continuo partite di calcio turco ed internazionale.
Karakoy** è il porto dove si possono prendere i traghetti. Ci sono diversi ristorantini di pesce mediocri ma è divertente osservare i turchi che pescano nel corno d’oro e soprattutto qui trovate una pasticceria mitica per comprare bakhlava (i dolci al miele ed arachidi), ovvero il perfetto souvenir! Karakoy Gulluoglu, Mumhane cad. 17. Costa un pò ma gli Istanbullu (ovvero i cittadini di Istanbul) lo considerano il non plus ultra.

Ora passiamo ai quartieri più tradizionali e mussulmani.

In una zona chiamata Eminonu, proprio di fronte al ponte di Galata lato Sultanhamet  trovate il piccolo e suggestivo bazar delle spezie, attorno ad esso il mercato è un poco più per turchi e meno per turisti. La zona è caratterizzata della enorme Yeni Camii **(moschea nuova) che è piuttosto interessante. Dietro di essa tra i vicoletti, un poco nascosta, c’è quella che per me è  invece la moschea più bella della città: la Rustem Pasa Camii***, completamente decorata con piastrelle colorate di Iznik. Tulipani, garofani ed altri motivi geometrici rossi, blu e verdi coprono mura, pilastri ed anche il mihrab e minbar. A proposito, due informazioni sulle caratteristiche di una moschea: il Mihrab è la nicchia per la preghiere, ci si inginocchia di fronte ad essa perché indica la Qibla, ovvero da direzione dove si trova la Mecca. Il Minbar è invece il pulpito da cui l’Imam guida la preghiera del venerdì. Il cortile esterno ha spesso al centro una fonte detta Sadirvan, utilizzata per le abluzioni.

Lo skyline di Istanbul è caratterizzato poi dalla collina dell’università, sovrastata a sua volta dalla più grande e maestosa moschea del Rinascimento ottomano  la Sulemaniye Camii*** (fu costruita da Mimar Sinan, una specie di Bramante turco, per volere di Solimano il Magnifico). La zona attorno è molto piacevole, anche se vuoi comprare qualche souvenir (giusto fuori la moschea c’è un ristorantino che serve una zuppa di fagioli che ancora me la ricordo, purtroppo non ricordo il nome…. ).
Ne pressi si trovano 2 cosine interessanti: il Mausoleo di Solimano e Roxelana * e un altro Bagno turco piuttosto famoso, il Suleymanye  Hamami, (in Mimar Sinan cad. 20). E’ anch’esso antichissimo (del XVI secolo) ed ha il vantaggio che è misto e aperto solo per coppie. Se siete in viaggio con la vostra lei/lui potete duqnue godervi l’esperienza hamam insieme.

Il grande quartiere nord-occidentale è detto Fatih (ovvero conquistatore, in onore di Mehemet II che nel 1453, a soli 21 anni, conquistò Bisanzio) ed è costruito attorno alla Fatih Camii*, moschea costruita sopra alla chiesa dei SS Apostoli, che fu demolita per farvi spazio. Ai SS Apostoli si conservavano le tombe degli imperatori bizantini. Una nuova superpotenza ed una nuova religione dominava oramai Costantinopoli.  La visita della moschea non vale particolarmente la pena anche perché un terremoto la distrusse nel XVI secolo, ma le strade attorno sono molto vive ed interessanti. Gli abitanti sono ultra mussulmani quindi niente smancerie o strani atteggiamenti da occidentali e soprattutto andateci con la luce. In questo enorme quartiere ci sono svariati monumenti bellissimi, molti dei quali sono antiche vestigia bizantine semi-abbandonate. Per anni, anzi per secoli, i turchi si sono totalmente disinteressati dei monumenti dei presententi occupanti della città, i Bizantini appunto, le cose stanno cambiando ora ma assai lentamente.
Ecco qualche consiglio:
Itinerario Indiana Jones: Un poco oltre la moschea Fatih rimane una grosso tratto dell’Aquedotto di Valente (tra l’altro se ci andate, proprio sotto ci sono degli ex militari che con 2 lire turche vi fanno fare il tiro a segno sparando alle lattine, se lisciate le lattine il vostro proiettile si stampa sull’acquedotto romano!), se vi fate portare li ci sono 2-3 cosine da visitare: Sehzade Camii*, la moschea del principe costruita anch’essa da Sinan e famosa per i suoi minareti nervati.  Kalenderhane Camii **, una moschea ora anonima che però è un edificio del IX secolo, il famoso monastero Cristo Akataleptos. Se vi entrate noterete subito l’architettura bizantina, i capitelli, qualche affresco e soprattutto la bellissima e maestosa cupola. A poche centinaia di metri, in una zona dominata da cani randagi e moderne costruzioni cadenti sbuca semi abbandonata Vefa Kilise Camii, conosciuta una volta come la gloriosa chiesa di San Teodoro, sublime esempio di architettura di età comnena che al tempo della dominazione Latina era una dei principali edifici di culto cattolico romano. Io ho trovato la porta sbarrata da travi di legno, ma solo la vista dei capitelli lavorati all’esterno mi ha ripagato della ricerca.
Passato l’acquedotto si sale sudi un colle dove ora vi è il quartiere di Zeyrek, è una zona molto mussulmana e vi sconsiglio di trovarvici di notte. Vale però la pena di raggiungere la Zeyrek Camii ovvero la moschea fondata nelle mura del grandiosa monastero di Cristo Pantocratore, fondato nel XII dall’imperatrice Irene e tuttora il piu`esteso edificio bizantino ancora esistente ad Istanbul dopo S. Sofia. Nel 2013 è ancora in atto un importante restauro che dovrebbe finalmente dare al luogo l’attenzione che merita. Io personalmente ho trovato una discarica ed i ponteggi semi abbandonati. Non lontanissimo, nel quartiere Aksaray, trovate anche la Molla Fenari Isa Camii** Adnan Menders Caddesi (uno stradone brutto con mille macchine) che è una moschea costruita sopra due preesistenti edifici bizantini facenti parte del Monastero Lips, l’architettura è veramente suggestiva molto ben conservata.
Ciò mi da l’occasione per farvi notare un trucchetto facile facile che permetterà sempre di sapere se la moschea che state visitando era precedentemente una chiesa: se un edificio è stato costruito per essere moschea il mihrab, ovvero la nicchia verso cui pregano i mussulmani si trova chiaramente al centro del muro, poiché è la chiave di volta attorno cui si è innalzato l’edificio. Se invece l’edificio era precedentemente una chiesa questo chiaramente non avviene; il mihrab sarà dunque certamente posto su un muro ma in posizione non centrale!

Itinerario cult (obbligatorio direi!): ai confini di Fatih trovate la fantasmagorica Fethiye***, una ex moschea ora adibita a museo che è uno dei gioielli della Istanbul Bizantina. Anche  se piuttosto trascurata dai turisti, forse perché un poco lontana ed in un quartiere poco gradevole, al vostro posto io non me la perderei per nulla al mondo. In epoca cristiana era la chiesa  della Theotokos Pammakaristos (Chiesa della Madre di Dio Beatissima) e conserva forse il mosaico più bello della città, un Pantokrator potentissimo.
A circa mezz’ora a piedi (ma con un taxi è un attimo) troverete altri 2 cosine notevoli:
Il primo è Il monastero- museo Kariye**** (ovvero l’antico S. Salvatore in Chora), famosissimo e totalmente mosaicato ed affrescato nel XIV secolo con storie della vita della Vergine e di Gesù. Per gli specialisti l’interesse maggiore deriva dal fatto che è arte bizantina creata dopo la riconquista di Michele Paeologo quindi con influssi europeizzanti. A parte queste beghe da bizantinisti è un luogo meraviglioso ed essendo le volte molto basse i mosaici li puoi quasi toccare.
Proprio di fronte al monastero sopravvive un lungo tratto delle antiche mura e la cosa straordinaria è che si può salire tranquillamente per godersi il panorama.
Scendendo verso il Corno d’Oro seguendo le mura si incontrano i resti del grande Palazzo delle Blacherne edificato da Alessio Comneno nel XII s.  come sede imperiale e ampliato da Costantino Porfirogenito nel XIII. Addossandolo alle mura Teodosiane (attualmente vi si trova la Moschea Ivaz Efendi). Seppur in rovina è un luogo molto affascinante, osservandolo scaldato da un tiepido sole invernale ceravo i resti dell’antico santuario di S. Maria Blacherne, ora sostituita da una moderna chiesetta ottocentesca. Fu uno dei reliquiari più importanti di Costantinopoli, proprio in quei luoghi stava infatti il maphorion (il manto della vergine) e soprattutto il leggendario mandylion, ovvero il vero volto del Cristo acheropita portato da Edessa a Costantinopoli nel X s. Un immagine è acheropita se non creata dall’uomo dunque con un rapporto diretto ed intimo con l’archetipo divino, in questo caso Gesù e che dunque riproduce, seppur ad un livello più basso, l’incarnazione stessa del divino. Fu una delle glorie di Bisanzio sino all’occupazione Latina, momento in cui se ne persero le tracce.

Itinerario mura marittime: dalla antica stazione dei treni Sirkeci di Sultanhamet, costruita come fermata dell’Orient Express, prendete il treno per la stazione Yedikule. Il treno passerà sul tratto accanto alle mura marittime verso il mar della Marmara e vi porterà a 500 metri dal museo Yedikule** ovvero il museo delle mura. Si visita una antica fortezza-prigione che ingloba l’antica porta d’Oro, la porta da dove rientravano gli Imperatori dopo i trionfi in battaglia. Puoi immaginarti Michele Paleologo che rientra in città nel 1261 dopo l’occupazione dei crociati, bella finezza. Volendo da lì si può fare una lunga passeggiata fino a Kariye (vedi sopra). Ti dico una cosa: noi romani siamo abituati ad avere le mura ma nulla è paragonabile alla possanza delle antica mura di Bisanzio.
Non lontano dalla stazione vale la pena di andare alla ricerca di altri due luoghi dal passato glorioso.
Koca Mustafa Pasa Camii fu moschea alla fine del Quattrocento per opera di Mustafa Pasa, Gran Vizir giustiziato nel 1512. L’edificio è però una chiesa fondata nel VI secolo conosciuta in epoca bizantina come S. Andrea Krisei. Fu molto popolare alla fine delle lotte iconoclaste perché luogo di sepoltura di Andrea da Creta, campione degli iconoduli martirizzato nel 766.
Non lontano restano le affascinanti rovine del glorioso monastero di S. Giovanni Stoudion (ora Imrahor Camii). Fu per secoli la casa dei monaci “studiti” e stimatissimo baluardo dell’Ortodossia in particolare nelle lotte contro l’eresia Monofisita nel V secolo e contro l’Iconoclastia nell’ VIII s. Poche mura rimangono nel completo disinteresse degli abitanti del distretto ed il mio tentativo di visitare i resti è stato troncato dal ringhiare rabbioso di due cani da guardia a difesa del portale, forse voi sarete più fortunati.
Gite fuori porta
Bebek: è un sobborgo sul Bosforo simbolo dei “pariolini” turchi. Ci sono molti bar alla moda e ristoranti costosi. I turchi coi soldi vanno li vestiti di tutto-punto e con il macchinone per farsi vedere. E’ anche un porto carino però. Poco oltre trovi le rovine della Fortezza Rumeli Hisari* costruita nel 1452 da Mehmet II per bloccare i rifornimenti alla città assediata. Sotto alla fortezza trovi il posto che è universalmente conosciuto come la Mecca delle colazioni turche, il Kale cafè. Okkio che cene sono 3 con lo stesso nome! Quello giusto ha la scritta Kale in blu su sfondo bianco ed è chiaramente quello pieno di gente. Prenditi la colazione completa e magna fino a scoppiare. Il kaymak qui è il migliore, buonissimo anche l’Halloumi, un formaggio soffritto in padella.
A Bebek puoi arrivarci in taxi o in bus. Se vuoi prendere il bus c’è il 559c che parte da Taxim e ti porta a 800 m dalla fortezza.

Kadikoy: molti turisti si prendono la crociera sul bosforo. Io ti consiglio invece di prendere semplicemente il traghetto da Eminunu o Karakoy per mettere piede sulla parte asiatica di Istanbul: Kadikoy apppunto. E’ un quartiere moderno e molto vivo. Il vero motivo per andarci è però mangiare! Non sei stato ad Istanbul se non hai mangiato al Ciya Sofrasi, Guneslibahce sok. 43. A vederla sembra una semplice tavola calda, ed è una tavola calda, ma li trovi il meglio della cucina turca. Consiglio di prendere per dolce ceviz macunu (noci sciroppate accompagnate da kaymak). Come direbbero loro: Cok Lizzet! = molto gustoso.

Isole dei Principi: sono situate sul Mar della Marmara e si raggiungono comodamente in traghetto o catamarano veloce (la piu`vicina la raggiongi in 40 minuti, la piu`lontana in 1 ora e mezza) da Kabatas (proprio sotto Besiktas). Io sono andato a Buyukada**, la piu`grande. Pare di stare su un isola greca del Dodecaneso se non fosse per una miriade di villini art noveau in legno, luogo di villeggiatura per ricchi e celebrità. L’ho scelta anche perché fu il luogo dove andò in esilio Trotsky. Il suo villino, naturalmente rosso, è ancora lì eheh…
Una cosa carina di quest’isola è che le macchine sono vietate! Ci si muove solo a cavallo o in bici! Il mio consiglio, se vi regge ed è bel tempo, è di affittarvi due bici al porto e fare un periplo dell’isola.
Sulla parte alta dell’isola (Yuce Tepe) c’ è un monastero ortodosso dedicato a S. Giorgio molto suggestivo ed accanto un ristorantino che fa pesce e carne alla griglia niente male!


Thats all

Ah, i numeri in turco: 1 bir, 2 iki, 3 uc, 4 dort, 5 bes, 6 alt’, 7 yedi, 8 sekiz, 9 dokuz, 10 on

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